Il Pastore della Sila: nobile custode dell’altopiano calabrese

Antico e fiero guardiano dei greggi dell’altopiano calabrese, il Pastore della Sila è una delle razze canine più antiche e autentiche della penisola italiana. Presente da secoli, se non da millenni, nei territori montani della Calabria, questo cane rustico e affascinante ha accompagnato pastori e mandrie lungo i sentieri della transumanza, guadagnandosi il rispetto e l’affetto delle popolazioni locali.
Selezionato naturalmente per la sopravvivenza in ambienti difficili e spesso inospitali, ha sviluppato una straordinaria resistenza fisica, un’eccezionale robustezza e una spiccata immunità alle malattie. È in grado di vivere con un’alimentazione povera, senza mai perdere vigore e funzionalità.
Un’eredità genetica antica e preziosa
Le origini del Pastore della Sila si perdono nella notte dei tempi. Alcune teorie lo collegano alle antiche migrazioni delle mandrie podoliche ucraine, giunte con i Longobardi fino al Sud Italia; altre ipotizzano un legame con i monaci basiliani, che avrebbero portato in Calabria, tra il VII e il X secolo, cani da custodia simili al Corb romeno o al Karaman macedone.
Nel corso del tempo, il Pastore della Sila ha mantenuto un’elevata omogeneità genetica e una qualità morfologica sorprendente, come attestato nel 2014 durante il primo raduno ufficiale di razza tenutosi a Rende, dove fu considerato uno dei cani con la struttura più coerente fra tutte le razze italiane.
Lavoro sul campo e mimetismo naturale
A differenza del Pastore Maremmano, con cui condivide alcune caratteristiche, il cane della Sila si distingue per una maggiore agilità e un modo di lavorare più dinamico. Al pascolo prende posizione in testa al gregge, per “bonificare” il percorso da eventuali predatori, e solo successivamente si posiziona in difesa.
Il suo mantello, spesso nei toni del nero, del focato o dello zibellino, richiama volutamente i colori delle pecore e capre calabresi, in un perfetto mimetismo funzionale alla protezione del bestiame nei vasti paesaggi silani.
Una razza che racconta storie e identità
I cani Pastore della Sila portano spesso nomi epici e valorosi, tramandati dai pastori per esaltare le virtù della razza: Leone, Saracino, Guerriero, Marasciallo, Tempesta, Tramontana, Magara... Molti di questi appellativi derivano dall’epopea cavalleresca o dai venti che spazzano la montagna, evocando forza, resistenza e spirito battagliero.
Già nel 1909, il naturalista Armando Lucifero descriveva con ammirazione il cane calabrese nel suo Mammalia Calabra, sottolineandone l’intelligenza, la prontezza e il coraggio con cui affrontava i lupi in branco, proteggendo le greggi anche nei momenti più critici.
Verso un futuro di tutela e valorizzazione
Oggi, grazie al lavoro dell’ATPS – Associazione per la Tutela del Pastore della Sila, questa razza è finalmente oggetto di rinnovato interesse, anche a livello internazionale. Esperti come Vincenzo Sauro, zootecnico e promotore della biodiversità calabrese, sottolineano l’importanza di preservare questa razza autoctona, custode non solo di greggi, ma anche di una cultura rurale millenaria.
La perdita di una razza come il Pastore della Sila non rappresenterebbe solo un danno per la zootecnia, ma anche una perdita irreparabile per il patrimonio culturale, paesaggistico e antropologico dell’intera Calabria.
Pastore della Sila: evoluzione e diffusione