La prime citazioni

Le origini del Pastore della Sila sono antiche e ben documentate. Già citato nell’Ottocento dai viaggiatori del Grand Tour, viene descritto per la prima volta in modo scientifico nel 1906 dallo storico naturalista Armando Lucifero nel saggio Mammalia Calabra. Lucifero parla di un cane di grande statura, paragonabile al Terranova, con pelo lungo e leggermente ondulato, coda fioccata, muso aguzzo e orecchie pendenti. Il mantello è bruno-fulvo nella parte superiore e più chiaro, talvolta bianco, in quella inferiore, confermando l’identità morfologica e la lunga storia di questa razza legata alla pastorizia calabrese. 

Negli anni Cinquanta del Novecento, in un’Italia rurale ancora profondamente legata alla pastorizia, il conte Giovanni Bonatti – appassionato cinofilo e attento ricercatore – rivolse il proprio interesse a una razza allora poco conosciuta ma di grande valore funzionale: il cane da pastore calabrese. Il suo contributo non fu solo teorico, ma concreto e partecipe, a sostegno di quel percorso di studio e di selezione che avrebbe trovato piena espressione a partire dagli anni Settanta grazie al lavoro sul campo del dott. Ferdinando Sala.

Nel suo articolo Il pecoraio calabrese, Bonatti restituisce un ritratto lucido e profondo di questo cane, definendolo senza esitazioni una vera e propria “realtà zootecnica”, frutto di secoli di adattamento al territorio e alle esigenze dell’uomo. Con parole cariche di stima e sensibilità, egli riconosce nella selezione operata dal dott. Sala non solo rigore scientifico, ma una dedizione rara, capace di coniugare competenza, passione e rispetto per l’identità della razza. Un riconoscimento che ancora oggi rappresenta una testimonianza preziosa della nascita di un percorso selettivo consapevole e lungimirante.

 

Il pecoraio calabrese
articolo di giornale di Giovanni Bonatti

Conrand Keller, dell'Università di Friburgo, nel 1918 scrive: "Nelle Montagne della Calabria vive ancor oggi un grande cane da pastore dal manto fulvo o nero, o grigio, il quale verosimilmente deve la sua origine ad un incroccio tra il molosso ed il cane da pastore comune e deve essere considerato come un relitto dei tempi passati, giacchè lo ritroviamo raffigurato nell'antichità."

La descrizione più antica di questo cane della Calabria è dovuta al naturalista calabrese Armando Lucifero e risale al lontano 1906; viene ripresa nel 1908 dal Faelli e nel 1952 dalla Scanziani. Solo dal 1953 ed anni seguenti sono le descrizioni, direttamente dai luoghi calabresi, della consistenza della razza e delle caratteristiche morfologiche da parte dello zootecnico Bonati.

Da vari anni l'eminente cinologo Dr. Ferdinando Sala profonde le sue cognizioni di allevatore e selezionatore, nonchè tempo e denaro, per la ricostruzione della antichissima razza della sua terra. È commovente l'amorosa cura d'ogni dettaglio etnico che si prefigge di fissare o di eliminare, e la intelligentissima corrispondenza che mi invia e le continue fotografie attestanti i brillanti risultati.

Il Cane da Pastore Calabrese è ormai una realta zootecnica. È un grande cane da montagna, con corpo possente, ma svelto, testa tendenzialmente molossoide e dentatura a forbice. Orecchio di media grandezza. Collo forte, muscoloso. Per la tessitura del manto lascio alla foto l'esplicazione. Colore grigio-fulvo, fulvo-bruno, nero con sfumature fulve, grigioargento con o senza maschera facciale, e sfumature varie sul ventre ed arti. Presso i pastori si trovano esemplari neri con petto e piedi bianchi, altri pezzati ma in Lucrania, altri fulvo chiarissimo, ed altri che differiscono solo per la increspatura del pelo, cosi da formare sulla groppa e sui fianchi dei larghi riccioli.

Giovanni Bonatti